La strada NON “porta a casa”, a nessun tipo di casa, non se su quella strada sei (o ti senti) solo.
L’esperienza di homelessness non priva soltanto di una abitazione sicura, ma prima e soprattutto della possibilità di pensare se stessi come persone intere e complesse, come persone destinatarie di diritti umani.
Casa, “luogo coperto”. La persona senza casa si trova scoperta nei termini semplici e basici… senza coperta, senza riparo, senza protezione. Esposto al mondo, ai giudizi degli altri, esposto alla malattia, alla violenza, alla grandezza in cui ci si perde, in cui il contesto non è comunità ma pericolo e abbandono.
La strada NON porta a casa, intesa come la possibilità di una casa propria, tiene nel limbo… a meno che…
La strada che ha portato Andrea e Biagio ad avere casa propria, con l’intermediazione dell’agenzia sociale per la casa, è stata innanzitutto vista, poi desiderata, in modo corale. Un gruppo di operatrici e operatori si sono messi in relazione restituendo loro uno sguardo tra pari, autorizzando quella parte di umanità che non è possibile concedersi vivendo senza riparo.
La coabitazione supportata, all’interno del progetto della Società della Salute, ha lasciato che riemergessero in luogo protetto istanze e caratteristiche individuali, ha permesso la riappropriazione di un sentire messo a lungo da parte e autorizzato l’espressione dell’individuo senza condizioni.
Rientrare nelle relazioni, misurandosi con la reciprocità, le aspettative, le disillusioni, le rivendicazioni. Riemergere dell’uomo accolto in quanto tale, trasformare la riconoscenza in percezione di diritto prima, in autodeterminazione poi. Abbiamo lasciato che accadesse, curando i contorni, incoraggiando e supportando se necessario, facendo della nostra presenza un atto di testimonianza del divenire.
Fra noi operatrici e operatori, a ben guardare, è accaduto qualcosa di affine. Carichi di aspettative e richieste reciproche, o talvolta disorientati di fronte a vuoti imputati vicendevolmente, abbiamo dovuto e potuto ri-conoscerci nei ruoli, ridisegnando le nostre forme e il modo in cui fino ad allora ci eravamo viste e visti.
Nella disponibilità a fare esperienza nuova, insieme, abbiamo potuto esplorare quel margine imprevedibile di libertà e responsabilità professionale… abbiamo scoperto nuovi sguardi e tollerato insieme le attese senza orizzonte.
Andrea e Biagio si sono scelti, scegliendo di vivere insieme. La libertà di scelta è forse la massima espressione dell’essere umano. E tutte e tutti noi sappiamo bene che non è scontata.

Questo articolo è stato scritto per il nostro blog da Francesca Visani, Assistente Sociale Area Adulti della Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa
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